Basi & Educazione
Valori della glicemia: cosa significano
Fabio Denuzzo · 18 Giugno 2026 · 9 min

Hai appena ritirato un esame del sangue, leggi la parola "glicemia" seguita da un numero e ti chiedi se quel valore va bene oppure no. È una delle ricerche più comuni in assoluto, e capisco bene la sensazione: un numero da solo dice poco, e nel dubbio la mente corre subito alle ipotesi peggiori. Faccio un passo indietro e proviamo a mettere ordine, con calma. Ti spiego cosa significano i valori della glicemia, quali sono i range di riferimento delle linee guida e, soprattutto, cosa un singolo numero può e non può dirti. Una premessa che ripeterò più volte, perché conta davvero: io convivo con il diabete di tipo 1 da circa trent'anni e ci ho passato sopra molte ore, ma non sono un medico. Questa è una guida per capire, non per farti una diagnosi da solo.
Cos'è la glicemia
La glicemia è semplicemente la quantità di glucosio, cioè di zucchero, presente nel sangue. Il glucosio è il principale carburante del corpo, e i suoi livelli salgono e scendono durante la giornata in modo del tutto normale: aumentano dopo che mangi, si abbassano lontano dai pasti e durante l'attività fisica. In Italia la glicemia si misura in milligrammi per decilitro, che si abbreviano in mg/dL (in altri Paesi e in alcuni studi si usano i mmol/L, ma qui useremo i mg/dL).
Quando parliamo di "valori della glicemia" intendiamo una fotografia di quanto zucchero c'è nel sangue in un certo momento o, nel caso dell'emoglobina glicata, una media degli ultimi mesi. Per questo non esiste un solo numero "giusto": dipende molto da quando hai fatto il prelievo.
💡 Da sapere: un valore di glicemia ha senso solo se sai in che condizione è stato misurato. "A digiuno" e "due ore dopo pranzo" raccontano due cose diverse, ed è normale che i numeri siano differenti.
I valori a digiuno
"A digiuno" significa dopo almeno 8 ore senza mangiare, di solito al mattino prima di colazione. È la misurazione più usata negli esami di routine. Secondo i criteri delle linee guida italiane e internazionali (Standard di cura SID-AMD, criteri ripresi dall'Istituto Superiore di Sanità), i valori di riferimento per la glicemia a digiuno sono questi:
- Sotto 100 mg/dL: glicemia a digiuno considerata nella norma.
- Tra 100 e 125 mg/dL: è la fascia chiamata "alterata glicemia a digiuno" (in sigla IFG), una delle condizioni che rientrano nel cosiddetto prediabete. Non è diabete, ma segnala che vale la pena tenere d'occhio la situazione con il medico.
- 126 mg/dL o più: è il valore soglia che, se confermato in una seconda misurazione in un altro giorno, porta verso la diagnosi di diabete.
La parola chiave qui è "confermato". Un singolo valore a 126, da solo, non è una diagnosi: serve la ripetizione dell'esame e la valutazione del medico, come vedremo più avanti.
Dopo i pasti e la curva da carico
Dopo che mangi è normale che la glicemia salga, perché stai introducendo zuccheri. Per questo i valori "dopo i pasti" sono più alti di quelli a digiuno, e questo di per sé non è un problema. Per studiare meglio come il corpo gestisce lo zucchero esiste un esame specifico, la curva da carico orale di glucosio, detta anche OGTT: si misura la glicemia a digiuno, poi si beve una soluzione con 75 grammi di glucosio e si misura di nuovo dopo due ore.
Sui valori a due ore dalla curva da carico, le linee guida indicano:
- Sotto 140 mg/dL: risposta considerata normale.
- Tra 140 e 199 mg/dL: è l'altra forma di prediabete, chiamata "ridotta tolleranza al glucosio" (in sigla IGT).
- 200 mg/dL o più: valore soglia che orienta verso la diagnosi di diabete.
C'è anche un terzo criterio diagnostico: una glicemia misurata in un momento qualsiasi della giornata (glicemia "casuale" o random) pari o superiore a 200 mg/dL, in presenza di sintomi tipici come sete intensa, urinare spesso e perdita di peso.

L'emoglobina glicata (HbA1c)
L'emoglobina glicata, che troverai scritta come HbA1c, è uno degli esami più utili e spesso il più frainteso. Non misura la glicemia di un singolo momento, ma dà una stima dell'andamento medio della glicemia negli ultimi due o tre mesi. È un po' come passare dalla foto istantanea al riassunto del trimestre. Si esprime in percentuale.
Come criterio diagnostico, le linee guida indicano queste fasce:
- Sotto 5,7%: considerata nella norma.
- Tra 5,7% e 6,4%: fascia del prediabete.
- 6,5% o più: valore che, confermato, orienta verso la diagnosi di diabete.
Attenzione a un punto importante: questi sono i numeri usati per la diagnosi in chi non sa di avere il diabete. Per chi il diabete ce l'ha già, l'emoglobina glicata diventa uno strumento per seguire il controllo nel tempo, e l'obiettivo da raggiungere non è uguale per tutti, ma viene deciso dal diabetologo caso per caso.
✅ Buone pratiche: quando ritiri un referto, guarda sempre accanto al tuo valore l'intervallo di riferimento stampato dal laboratorio, e porta l'esame al tuo medico. È lui ad avere il quadro completo, non il foglio da solo.
Quando si parla di ipoglicemia e iperglicemia
Due termini che incontrerai spesso. Iperglicemia vuol dire glicemia troppo alta: è la condizione di fondo del diabete. Ipoglicemia vuol dire glicemia troppo bassa, e riguarda soprattutto chi è già in cura, in particolare con insulina o alcuni farmaci.
Per l'ipoglicemia c'è un riferimento condiviso dalle linee guida: si parla di ipoglicemia quando la glicemia scende sotto i 70 mg/dL. Le linee guida internazionali (ADA, Standards of Care) la classificano in livelli: un primo livello sotto i 70 mg/dL, e un livello più serio sotto i 54 mg/dL, che richiede attenzione maggiore. I sintomi tipici di una glicemia bassa sono tremori, sudorazione, fame improvvisa, batticuore, confusione.
🚑 Emergenza: se una persona con glicemia molto bassa perde conoscenza, ha convulsioni o non riesce a deglutire, non darle nulla per bocca e chiama subito il 112 (o il 118). Allo stesso modo, una glicemia molto alta accompagnata da sete intensa, nausea o vomito, respiro affannoso e confusione può essere segno di chetoacidosi: è una situazione da non rimandare, contatta con urgenza il medico o l'emergenza.
Diagnosi e obiettivi: due cose diverse
Questo è il punto che secondo me genera più confusione, e merita di essere detto chiaro. Esistono due categorie di numeri che spesso vengono mescolate, ma non sono la stessa cosa.
Da una parte ci sono i valori diagnostici: le soglie che servono al medico per capire se una persona che non sa di avere il diabete lo abbia o meno. Sono i numeri che abbiamo visto sopra (100, 126, 140, 200, le percentuali di HbA1c). Servono a fare una diagnosi, e per legge clinica vanno confermati con esami ripetuti, non basta una misurazione isolata.
Dall'altra parte ci sono gli obiettivi glicemici di chi il diabete ce l'ha già. Questi non sono uguali per tutti: dipendono dall'età, dal tipo di diabete, dalla terapia, dalla presenza di altre condizioni, dalla storia personale. Li stabilisce il diabetologo insieme alla persona. Non esiste "il valore giusto" valido per chiunque, e nessun articolo, compreso questo, può dirti qual è il tuo.
⚠️ Attenzione: diffida di qualsiasi messaggio del tipo "se hai questo valore allora sei o devi fare questo". Un numero fuori dalla fascia di riferimento è un motivo per parlarne con il medico, non una sentenza e non una diagnosi che ti puoi dare da solo.
Il tempo nel range
Negli ultimi anni, con la diffusione dei sensori per il monitoraggio continuo del glucosio (i CGM, piccoli dispositivi che misurano lo zucchero in modo quasi continuo giorno e notte), è entrato nell'uso comune un nuovo parametro: il "tempo nel range", in inglese time in range.
L'idea è semplice e a me piace molto perché è intuitiva. Invece di guardare solo la media, si guarda quanta parte della giornata la glicemia resta dentro un intervallo desiderato. Per molti adulti con diabete, le linee guida internazionali indicano come intervallo di riferimento generale i valori tra 70 e 180 mg/dL, con l'obiettivo, per molti, di passarci dentro almeno il 70% del tempo. È un parametro che affianca l'emoglobina glicata, non la sostituisce, e anche qui gli obiettivi personali li definisce il medico.
💡 Da sapere: due persone possono avere la stessa media glicemica ma un tempo nel range molto diverso, una con valori stabili e una con tanti su e giù. Ecco perché questo parametro aggiunge informazioni utili rispetto al solo valore medio.
In sintesi
I valori della glicemia raccontano qualcosa solo se sai in che condizione sono stati misurati e se li leggi nel quadro giusto. Le soglie diagnostiche esistono e sono utili per orientarsi, ma una diagnosi non nasce mai da un numero isolato, e gli obiettivi di chi ha il diabete sono personali. Se un tuo valore ti preoccupa, la cosa più sensata e più tranquillizzante che puoi fare è una sola: portarlo al tuo medico e parlarne.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro, sezione Diabete: https://www.epicentro.iss.it/diabete/
- ISSalute (Istituto Superiore di Sanità), Diabete: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/d/diabete
- Società Italiana di Diabetologia (SID): https://www.siditalia.it/
- Associazione Medici Diabetologi (AMD): https://aemmedi.it/
- American Diabetes Association, Standards of Care in Diabetes, Glycemic Goals and Hypoglycemia: https://diabetesjournals.org/care/article/48/Supplement_1/S128/157561/
Questo articolo ha scopo informativo e divulgativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico. Fabio Denuzzo convive con il diabete da molti anni ma non è un medico. I valori qui riportati sono criteri generali di riferimento: la diagnosi del diabete spetta al medico, attraverso esami ripetuti e nel contesto clinico, e gli obiettivi glicemici personali li stabilisce il diabetologo. Per qualsiasi dubbio sui tuoi valori, rivolgiti al tuo medico curante.