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12 pazienti senza più insulina: cosa dice davvero lo studio di Chicago
Fabio Denuzzo · 20 Giugno 2026 · 8 min

Quando ho aperto il telefono e ho letto "hanno guarito il diabete", il cuore mi ha fatto un salto. Trent'anni di insulina, di dita bucate, di notti passate a controllare la glicemia: come faccio a non sperarci? Poi ho fatto un respiro lungo e ho fatto quello che cerco sempre di fare prima di emozionarmi troppo. Sono andato a leggere i dettagli.
E i dettagli, in questo caso, sono davvero notevoli. Ma sono anche il motivo per cui questa non è ancora "la cura" per tutti noi. Proviamo a capirlo insieme, con calma.
Cosa è successo
L'8 giugno 2026, in occasione del congresso dell'American Diabetes Association a New Orleans, l'azienda Eledon Pharmaceuticals ha diffuso i dati aggiornati di uno studio condotto alla University of Chicago Medicine. Si tratta di uno studio pilota, cioè una prima ricerca esplorativa, su un piccolo gruppo di adulti con diabete di tipo 1 di lunga data (la durata media della malattia era di circa 33 anni).
I numeri, va detto, fanno impressione: tutti e 12 i pazienti trattati hanno raggiunto l'indipendenza dall'insulina. "Indipendenza dall'insulina" significa che non hanno più bisogno di iniettarsi insulina dall'esterno, perché il loro corpo è tornato a produrla. La loro emoglobina glicata (l'HbA1c, l'esame che misura la media degli zuccheri nel sangue degli ultimi due o tre mesi) è scesa a una media di circa 5,4%, un valore che nei diabetici di solito non si vede. E nessuno ha avuto episodi di rigetto.
💡 Da sapere: prima di tutto, due parole. Un trapianto di isole consiste nell'infondere nel fegato del paziente le "isole pancreatiche", cioè i piccoli gruppi di cellule (tra cui le cellule beta) che producono insulina, prelevate da un donatore. L'idea è semplice e geniale insieme: se il tuo pancreas non produce più insulina, te la rimettiamo dentro sotto forma di cellule vive.
Perché questi numeri sono importanti
Il trapianto di isole non è una novità assoluta: si fa da anni, ma con un problema grosso. Per evitare che il corpo attacchi e distrugga le cellule trapiantate (il rigetto), bisogna prendere farmaci che spengono il sistema immunitario, la cosiddetta immunosoppressione, o terapia anti-rigetto. Alcuni di questi farmaci, però, sono tossici proprio per le cellule del pancreas e per i reni, quindi finivano per danneggiare le isole che dovevano proteggere. Un cane che si morde la coda.
La vera novità di questo studio è il farmaco usato: il tegoprubart, un anticorpo sperimentale (un anti-CD40L). È stato impiegato al posto di una classe di immunosoppressori tradizionali più tossici (gli inibitori della calcineurina). Nello studio non sono stati osservati danni ai reni, né ipertensione, né tossicità nervosa. E le isole trapiantate hanno continuato a funzionare in modo stabile, con un follow-up arrivato fino a 22 mesi.
✅ Un dato che mi ha colpito da diabetico: tutti e 12 i pazienti, prima del trapianto, avevano una storia di ipoglicemie gravi e ripetute. Dopo il trapianto, nessun episodio grave. Chi ha vissuto la paura di un'ipoglicemia notturna capisce quanto pesi questa frase.

Il rovescio della medaglia: l'immunosoppressione
Qui devo rallentare, perché è la parte che i titoloni dimenticano sempre.
Questo resta un trapianto. E un trapianto, anche con un farmaco nuovo e meno tossico, richiede comunque l'immunosoppressione a vita. Significa prendere farmaci anti-rigetto ogni giorno, per sempre, con tutto quello che comporta: il sistema immunitario tenuto a freno, una maggiore esposizione alle infezioni, controlli costanti. Il tegoprubart sembra alleggerire questo prezzo, non azzerarlo.
Ed è proprio questo il motivo per cui un trapianto di isole non è adatto a chiunque. Si offre a persone in cui il diabete è diventato ingestibile e pericoloso, tipicamente chi ha ipoglicemie gravi e frequenti che non riesce più a controllare. Per queste persone, il rischio dei farmaci anti-rigetto è giustificato dal pericolo che corrono ogni giorno. Per la maggior parte di noi che gestisce il diabete con insulina e tecnologia, oggi quel bilancio sarebbe diverso.
⚠️ La linea che non si supera mai. Nessuno deve smettere o modificare l'insulina sulla base di questa notizia. La terapia la decide il tuo diabetologo, valutando la tua storia. Questo articolo serve a capire, non a cambiare nulla da soli.
Per chi vale (e per chi no)
Mettiamola in chiaro, senza giri di parole.
Questa non è una terapia approvata e disponibile in farmacia o in ospedale per tutti i diabetici. È uno studio piccolo, su 12 persone selezionate, con caratteristiche precise. Non è "la cura" pronta per la popolazione generale dei diabetici di tipo 1. È una ricerca promettente, e prometterla come qualcosa di più sarebbe disonesto verso chi ci spera, me compreso.
Vale la pena accennare a un altro filone, diverso ma parallelo, perché se ne parla molto. Aziende come Vertex stanno studiando isole derivate da cellule staminali (per esempio lo zimislecel), che non usano cellule prelevate da un donatore ma cellule prodotte in laboratorio. È un approccio differente e anch'esso sperimentale, che richiede comunque, almeno per ora, l'immunosoppressione. Lo cito solo per orientarti: sono strade diverse verso lo stesso sogno, nessuna delle due ancora arrivata.
Speranza sì, illusione no
Allora, cosa mi porto a casa da questa notizia?
Mi porto a casa che la ricerca corre, e corre nella direzione giusta. Un anti-rigetto meno tossico è un passo concreto, non uno slogan. Mi porto a casa che per alcune persone, oggi, questa strada può davvero cambiare la vita. E mi porto a casa anche il dovere di non confondere una ricerca promettente con una promessa mantenuta.
Avere speranza è giusto, anzi è sano. Quello che fa male è l'illusione, il titolo che ti fa credere che domani butti via il microinfusore quando non è così. Possiamo emozionarci e restare lucidi nello stesso momento. Io ci provo, ogni volta che leggo "hanno guarito il diabete". Respiro, e leggo i dettagli.
Fonti
- Eledon Pharmaceuticals / GlobeNewswire, comunicato dell'8 giugno 2026: https://www.globenewswire.com/news-release/2026/06/08/3307947/0/en/Eledon-Announces-Updated-Data-from-Investigator-Initiated-Islet-Transplant-Trial-of-Tegoprubart-in-Patients-with-Type-1-Diabetes-T1D-at-UChicago-Medicine.html
- Eledon Pharmaceuticals, Investor Relations: https://ir.eledon.com/news-releases/news-release-details/eledon-announces-updated-data-investigator-initiated-islet
- HCPLive, "Tegoprubart Enables Insulin Independence in Type 1 Diabetes Islet Transplant Study": https://www.hcplive.com/view/tegoprubart-enables-insulin-independence-in-type-1-diabetes-islet-transplant-study
- New England Journal of Medicine, dati su zimislecel (filone cellule staminali): https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2506549
Non sono un medico. Sono un diabetico di tipo 1 che racconta e cerca di fare chiarezza. Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del tuo diabetologo. Per qualunque decisione sulla tua terapia, comprese eventuali sperimentazioni, parla sempre con il tuo medico.