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Ora posso mangiare qualsiasi cosa: ho costruito un accessorio che mi prevede la glicemia

Fabio Denuzzo · 11 Luglio 2026 · 7 min

Un microinfusore che segna 101 mg/dl, una lampada a goccia accesa di verde e l'accessorio con schermo e-ink che mostra la previsione della glicemia da 1 a 5 ore

La cosa più pesante del diabete di tipo 1 non sono le punture. Sono i "no". No al pezzo di pizza in più, no al dolce senza fare i conti da ingegnere, no al gelato la sera perché "poi stanotte chissà". Trent'anni di piccole rinunce, o peggio, di cose mangiate con l'ansia addosso aspettando cosa avrebbe fatto la glicemia dopo. Ecco: quei "no" ora li dico molto meno. Mi sono costruito un accessorio che prevede la mia glicemia delle prossime ore e mi consiglia come gestirla, e questo mi ha ridato una cosa semplice e enorme: posso mangiare quello che voglio.

Sono Fabio, convivo con il diabete di tipo 1 da quasi trent'anni. Metto subito il punto più importante, prima di tutto il resto: questo è il mio strumento personale. L'ho programmato su di me, è tarato sui miei dati, lo testo su di me e lo uso su di me, ogni giorno. Non è un prodotto, non è in vendita, non è pensato per curare nessun altro. Impara come reagisce il mio corpo, non "il diabetico medio". E come sempre: non sono un medico, questa è la storia di una cosa che mi sono costruito.

Il punto non è rinunciare, è vedere prima

Dopo la lampada (che mi mostra il presente: verde se sono in range, rossa se sto scendendo), ho voluto la cosa successiva: il futuro. Perché con il cibo la domanda vera non è "come sto adesso", è "dove mi porta questo piatto tra tre, quattro, cinque ore".

Quello che fa il mio accessorio è proprio questo. Gli dico cosa sto per mangiare e in che contesto sono, lui mi disegna come si muoverà la mia glicemia nelle ore successive e mi consiglia come gestirla: quando anticipare l'insulina, come distribuirla a ondate invece di scaricarla tutta insieme, quando una camminata dopo cena mi conviene. Non elimina il diabete. Mi toglie il buio. E quando vedi la strada prima di percorrerla, smetti di aver paura di mangiare.

Fabio sorride accanto al suo microinfusore, alla lampada verde e all'accessorio che prevede la glicemia

Perché prima "mangiare tutto" faceva paura

Per capire perché ora è diverso, serve sapere perché prima certi cibi erano un campo minato. Ogni microinfusore e ogni calcolatore di dose ragionano su una cosa sola: i carboidrati. Conti i grammi, applichi il rapporto, esce la dose. Funziona con un piatto di pasta in bianco. Va in crisi con la pizza, un maritozzo, un gelato con la panna, proprio le cose buone.

Il motivo è che i grassi e le proteine sono il cronometro del pasto: cambiano quando e per quanto sale la glicemia. I grassi rallentano lo stomaco, così i carboidrati entrano lenti e a ondate. Le proteine, con poca insulina intorno, alzano la glicemia ore dopo. La salita non è una collina liscia, è una doppia gobba, e la seconda arriva quando meno te l'aspetti. Ecco perché una pizza gestita "a carboidrati" ti tradisce a notte fonda.

Il mio accessorio è costruito apposta per ragionare su quella seconda gobba. È lì che casca ogni calcolatore normale, ed è lì che io ho guadagnato la libertà: perché adesso quel pezzo, prima invisibile, lo vedo arrivare.

Impara da me, ed è per questo che funziona

La sensibilità del mio corpo non è mai fissa. La mattina sono più resistente (il fenomeno dell'alba), fermo e seduto a lungo sono più resistente, dopo il calcio o l'allenamento sono molto più sensibile per ore. Lo stesso identico pasto, in due momenti diversi, mi fa due curve diverse. Per questo lo strumento, prima di prevedere, si fa qualche domanda su di me: che ore sono, mi sono mosso, mi muoverò dopo. Come farebbe un medico che mi conosce.

E soprattutto impara. Ogni volta che mangio, quel pasto diventa un piccolo caso di studio: confronta la previsione con quello che è successo davvero sul sensore, e si corregge. La prossima volta che mangio quei maritozzi, parte già sapendo come la mia panna mi fa salire. Non l'ho riempito di regole da manuale: l'ho lasciato imparare dai miei dati reali, perché la verità del mio corpo sta lì. Più lo uso, più diventa preciso, su di me.

La verità onesta: è un copilota, non una bacchetta magica

Devo essere sincero, perché con il diabete l'onestà è sicurezza. "Posso mangiare tutto" non vuol dire "mangio a caso e ci pensa la macchina". Vuol dire che ho uno strumento che mi fa vedere prima e mi aiuta a gestire, quindi scelgo con consapevolezza invece che con la paura.

E a cinque ore di distanza nessuno prevede la glicemia al numero esatto: è come il meteo, prevedi una tendenza e uno scenario, non "230 alle 22:47". Perciò non mi dà un numero secco, ma una direzione (su, giù, piatto) e una banda, l'intervallo dentro cui è ragionevole finire; più conosce il pasto, più quella banda si stringe. È un copilota di ragionamento, non un pilota automatico: mi consiglia come muovermi, ma il guardiano vero resta il sensore e la decisione finale sulla terapia resta mia, con il mio microinfusore.

Una cosa importante

Sia chiarissimo: questo accessorio è un prototipo personale e di ricerca, non un dispositivo medico e non è in vendita. È programmato e tarato su di me: quello che vale per il mio corpo non vale automaticamente per un altro. Non sostituisce il sensore, gli allarmi ufficiali, il calcolatore del microinfusore o il parere del diabetologo. Non usarlo mai per decidere l'insulina di qualcun altro. Le decisioni sulla terapia si prendono sempre con gli strumenti veri e con il medico.

In sintesi

Questo articolo racconta un progetto e un'esperienza personale di Fabio. L'accessorio è un prototipo di ricerca programmato e testato solo su di lui, non è un dispositivo medico e non sostituisce il sensore, gli allarmi, il calcolatore del microinfusore o il parere del tuo medico o diabetologo. Per la gestione della terapia rivolgiti sempre a un professionista sanitario.