Basi & Educazione

Il diabete di tipo 1 si può prevedere (e ritardare) prima che compaia

Fabio Denuzzo · 13 Settembre 2026 · 7 min

Provetta per esame del sangue e mano di un bambino, a rappresentare lo screening precoce del diabete di tipo 1

Per trent'anni il diabete di tipo 1 è stato raccontato così: un giorno arriva, all'improvviso, e da lì insulina per sempre. Sta cambiando qualcosa di grosso, e se ne parla proprio in questi giorni (gli Standard ADA 2026 e il congresso europeo EASD in corso a Milano): il tipo 1 si può individuare anni prima dei sintomi, e ora c'è persino un farmaco che ne ritarda l'esordio. Per chi convive con questa malattia, o ha un familiare a rischio, è una notizia che vale la pena capire.

Sono Fabio, convivo con il diabete di tipo 1 da quasi trent'anni. Non sono un medico: ti spiego la svolta in parole semplici, con l'onestà su cosa può fare davvero e cosa no.

Il cambio di mentalità: il tipo 1 non "esplode" dal nulla

La cosa che quasi nessuno sa: il tipo 1 comincia molto prima che tu te ne accorga. È una malattia autoimmune, e il sistema immunitario attacca le cellule del pancreas per mesi o anni in silenzio, prima che la glicemia salga e arrivino i sintomi. Oggi i medici lo descrivono a stadi:

Il punto rivoluzionario è che negli stadi 1 e 2 il diabete c'è già, solo che è invisibile: e se è invisibile, si può cercarlo.

Lo screening: si può "vedere arrivare"

Con un semplice esame del sangue si possono cercare gli autoanticorpi tipici del tipo 1. Chi ne ha due o più è, di fatto, sulla strada del diabete, anche se sta benissimo.

A chi serve soprattutto? Ai familiari di chi ha il tipo 1 (figli, fratelli), che hanno un rischio più alto. Individuarlo in anticipo permette di evitare la diagnosi drammatica in emergenza (la chetoacidosi), di prepararsi, e oggi anche di fare qualcosa in più.

Il farmaco che ritarda l'esordio

È la vera novità: esiste un farmaco (un anticorpo monoclonale, il teplizumab) che, dato a persone a rischio nello stadio 2, ritarda la comparsa del diabete conclamato, in media di un paio d'anni. È stato approvato in Europa a inizio 2026 e in Italia è già stato somministrato a pazienti selezionati.

Non è poco: un paio d'anni in più senza insulina, per un bambino o un ragazzo, sono tempo prezioso, e sono anni in cui la ricerca continua a correre.

L'onestà necessaria

Serve chiarezza, per non creare false speranze:

Perché conta comunque

Anche con questi limiti, è un cambio di paradigma enorme. Per la prima volta il tipo 1 non è solo qualcosa che "subisci": lo si può prevedere e guadagnare tempo. Per una famiglia con un bimbo a rischio, sapere prima e poter rallentare la malattia cambia tutto.

In sintesi

Questo articolo ha scopo divulgativo e nasce dall'esperienza personale di Fabio. Non sostituisce il parere medico: screening, valutazione del rischio e terapie per il diabete di tipo 1 vanno decisi e seguiti dal tuo medico o dal centro di diabetologia.