Benessere
Cose da non dire a un diabetico (e perché feriscono)
Fabio Denuzzo · 13 Giugno 2026 · 8 min

Ho il diabete di tipo 1 da quasi trent'anni, e in questi trent'anni credo di aver collezionato ogni singola frase del repertorio. Quelle dette con cattiveria sono pochissime, quasi nessuna. Il problema vero sono le altre: quelle dette con il sorriso, da persone che mi vogliono bene, convinte di star facendo una battuta simpatica o di darmi un consiglio. Feriscono lo stesso, a volte di più, perché ti tocca anche sorridere per non passare per quello permaloso. Quindi ho deciso di metterle in fila, con ironia ma anche con onestà, perché dietro a queste frasi c'è un malinteso grosso e c'è uno stigma molto reale.
Tipo 1 e tipo 2 non sono la stessa cosa
Partiamo dalla radice, perché metà delle frasi che sentiamo nasce da qui: confondere il diabete di tipo 1 con quello di tipo 2 come se fossero la stessa identica cosa. Non lo sono.
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune: il sistema immunitario, per cause non del tutto chiarite, attacca e distrugge le cellule del pancreas che producono insulina. Non c'entra niente con quanti dolci hai mangiato, con il peso o con lo stile di vita. Non te lo sei "procurato", non potevi prevenirlo, e oggi non si guarisce: si gestisce, ogni giorno, con l'insulina.
Il diabete di tipo 2 è un'altra cosa: è multifattoriale, entrano in gioco la genetica, la familiarità e anche fattori ambientali. È più diffuso e spesso compare in età adulta. Ma attenzione, perché qui scatta il secondo stereotipo ingiusto: quello del "te lo sei cercato". Anche questo è da smontare. La genetica pesa moltissimo, e ridurre una persona con il tipo 2 alla colpa di "aver mangiato male" è altrettanto sbagliato e altrettanto crudele.
Il problema è che quasi nessuno conosce questa differenza. Un'indagine SWG presentata nel 2026 ha rilevato che appena una persona su dieci riesce a distinguere correttamente il tipo 1 dal tipo 2. Tre italiani su quattro associano il tipo 1 solo all'infanzia, e quasi metà della popolazione crede che il diabete sia sempre causato da alimentazione scorretta o vita sedentaria.

💡 Da sapere: il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune. Non dipende da quanto zucchero hai mangiato nella vita, esattamente come un'allergia o una tiroidite non dipendono da "qualcosa che hai fatto". Capito questo, metà delle frasi qui sotto cadono da sole.
Le frasi (e come rispondere con il sorriso)
Ecco il repertorio. Se ti riconosci come "autore", non sentirti in colpa: quasi tutti le abbiamo dette o pensate. L'importante è saperlo, ora.
"Ma te lo puoi mangiare quello?" La frase regina, di solito pronunciata mentre allungo la mano verso una fetta di torta. La verità è che sì, in linea di massima posso mangiare di tutto: la gestione è più sfumata di un divieto. Conto i carboidrati, regolo l'insulina, mi organizzo. Quello che mangio o non mangio lo decido con il mio diabetologo, non lo decide il dolce in sé. Risposta col sorriso: "Posso, sto solo facendo due conti che a te non servono."
"Ma il diabete non ce l'hanno i vecchi che mangiano troppi dolci?" No. E questa è esattamente la confusione tipo 1 / tipo 2 di cui sopra. Il tipo 1 spesso esordisce da bambini o da ragazzi, e con i dolci non c'entra nulla. Risposta col sorriso: "È un'altra cosa, te la spiego in trenta secondi così la prossima volta fai bella figura."
"Te lo sei procurato mangiando troppo zucchero." Detta al tipo 1 è semplicemente falsa. Detta al tipo 2 è ingiusta. In entrambi i casi è la frase che fa più male, perché trasforma una malattia in una colpa. Risposta col sorriso: "Funziona come dire a uno con la miopia che ha guardato troppo lontano."
"Ma almeno è il tipo buono?" Non esiste un tipo "buono" di diabete. Sono entrambi seri, entrambi richiedono impegno quotidiano. Risposta col sorriso: "Il tipo buono è quello che non hai, fidati."
"Ma adesso sei guarito, no?" Dal tipo 1 non si guarisce. Quando mi vedi sereno e in forma non è perché è "passato": è perché lo gestisco bene, tutti i giorni, anche quando non si vede. Risposta col sorriso: "Sto bene proprio perché me ne occupo, non perché è sparito."
"Quella persona non sembra avere il diabete." Il diabete non ha una faccia. Non si vede da fuori, e per fortuna. Risposta col sorriso: "E come dovrebbe sembrare, secondo te?"
"Solo a guardare i dolci mi viene il diabete." Battuta innocente, lo so. Ma ripetuta mille volte ricorda a chi convive davvero con la malattia che per gli altri è solo una gag. Risposta col sorriso: niente, sorrido e basta, ma adesso sai perché non ride di cuore.
Lo stigma non è una nostra suscettibilità
Si potrebbe pensare che siamo noi a essere troppo sensibili. I dati dicono il contrario. La ricerca internazionale Above the Bias promossa da Abbott, condotta su oltre 2.600 persone con diabete in 8 Paesi (Italia inclusa), ha fotografato bene il fenomeno:
✅ I numeri dello stigma (ricerca Abbott, 2025):
- quasi il 70% dichiara che esiste uno stigma associato al diabete;
- il 77% sente che il proprio benessere mentale è stato influenzato negativamente dal vivere con il diabete;
- l'85% ha visto informazioni sbagliate sul diabete in TV, film, media e social;
- il 40% ha sentito battute o barzellette sulla propria condizione;
- quasi 1 su 4 evita di parlarne con familiari e amici per imbarazzo.
Il dato che mi colpisce di più è questo: il 40% delle persone con diabete dichiara di aver saltato visite mediche per vergogna o imbarazzo, e in Italia questa percentuale sale al 49%. Quasi una persona su due. Significa che lo stigma non ferisce solo i sentimenti: spinge le persone a evitare le cure. Diventa un problema di salute concreto.
C'è però anche una buona notizia, ed è la parte che mi interessa di più: per 7 persone con diabete su 10 le parole di sostegno aumentano in modo significativo la motivazione a gestire la malattia. Tradotto: le parole giuste curano quasi quanto quelle sbagliate feriscono.
Come fare meglio, da entrambe le parti
Non serve diventare esperti. Bastano poche cose, e valgono per tutti.
Se non hai il diabete e vuoi essere d'aiuto: evita le frasi sul cibo ("te lo puoi mangiare?"), non chiedere "come te lo sei preso", e parti dal presupposto che la persona davanti a te sa gestirsi da sola. Se proprio sei curioso, chiedi con rispetto invece di affermare con un luogo comune. Una semplice domanda aperta vale più di dieci battute.
Se il diabete ce l'hai tu: hai tutto il diritto di correggere chi sbaglia, ma puoi scegliere come. A volte rispondo con ironia, a volte spiego sul serio, a volte lascio correre perché sono stanco. Vanno bene tutte e tre. Educare gli altri non è un nostro obbligo a tempo pieno.
⚠️ Una frase può sembrare innocua a chi la dice e pesare moltissimo a chi la riceve. Il punto non è sentirsi in colpa per il passato: è scegliere parole migliori da adesso in poi.
Fonti
- Osservatorio Malattie Rare, "Diabete di tipo 1: solo un italiano su 10 sa distinguerlo correttamente dal tipo 2" (indagine SWG per Sanofi, 2026): https://www.osservatoriomalattierare.it/altre-malattie-croniche/23063-diabete-di-tipo-1-solo-un-italiano-su-10-sa-distinguerlo-correttamente-dal-tipo-2
- Portale Diabete, "Oltre il pregiudizio: le tante idee sbagliate sul diabete" (ricerca Abbott "Above the Bias"): https://www.portalediabete.org/oltre-il-pregiudizio-le-tante-idee-sbagliate-sul-diabete-una-campagna-fa-chiarezza/
- FRIO Italia, "Oltre il pregiudizio: combattere lo stigma sul diabete riguarda tutti noi": https://www.frioitalia.it/blogs/notizie/oltre-il-pregiudizio-combattere-lo-stigma-sul-diabete-riguarda-tutti-noi
- Diabete.com, "Unstoppable: diabete tipo 1, inclusione e superamento degli stereotipi": https://www.diabete.com/unstoppable-diabete-tipo-1/
Questo articolo ha scopo puramente divulgativo e racconta la mia esperienza personale di persona con diabete di tipo 1: non sostituisce in alcun modo il parere del medico o del diabetologo. Per qualsiasi dubbio sulla tua gestione, sulla terapia o sull'alimentazione, parlane sempre con il tuo team di cura.