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Campioni con il diabete: il calcio più alto non si è fermato
Fabio Denuzzo · 11 Giugno 2026 · 5 min

È appena iniziato il Mondiale 2026 e per qualche settimana il calcio si prende tutto: le serate, le chiacchiere, i sogni. Da diabetico di tipo 1, in queste settimane mi torna sempre in mente una domanda che mi facevo da ragazzino, appena dopo la diagnosi: con questa cosa addosso, fin dove posso arrivare? La risposta più bella me l'hanno data, negli anni, alcuni calciatori che ai massimi livelli ci sono arrivati davvero, con il diabete di tipo 1 dichiarato pubblicamente. Non per dire che è facile, ma per ricordare che non è un cancello chiuso.
I campioni che non si sono fermati
Parto da Nacho Fernández, difensore spagnolo cresciuto e diventato grande nel Real Madrid. Gli fu diagnosticato il diabete di tipo 1 a 12 anni e un medico gli disse che la sua carriera da calciatore era finita. Lui ha scelto di continuare, anche perché il movimento, per chi convive con il diabete, conta parecchio: ha vinto praticamente tutto con il Real e ha giocato il Mondiale 2018 con la Spagna.
Sempre dalla Spagna arriva Borja Mayoral, attaccante passato anche dalla Roma e oggi al Getafe, diabetico da quando aveva 4 anni. Una sua frase mi è rimasta impressa: "Non ho permesso al diabete di spegnere i miei sogni". Ai tempi del Real ha trovato in Nacho, più grande di lui, una specie di guida su come gestire la vita da professionista convivendo con la stessa condizione.
💡 Da sapere: quando un atleta racconta la propria gestione (insulina, alimentazione, allenamento) parla di una strategia personale, costruita nel tempo con il suo team medico. È una testimonianza che ispira, non un protocollo da copiare.
Negli Stati Uniti c'è Jordan Morris, attaccante dei Seattle Sounders, con diagnosi arrivata a 9 anni. Gioca in campo con microinfusore e sensore, e ha fondato una fondazione dedicata ai bambini con diabete di tipo 1. In Premier League, nel 2025, Jake O'Brien dell'Everton è stato raccontato come l'unico giocatore attualmente in attività nel campionato inglese a convivere con il diabete di tipo 1.
E poi ci sono le radici, perché questa storia non è nata ieri. Gary Mabbutt, bandiera del Tottenham, è stato il primo nazionale inglese con diabete di tipo 1: diagnosi a 17 anni, oltre 600 presenze, capitano, e oggi vicepresidente di Diabetes UK. Ancora prima, in Scozia, Danny McGrain del Celtic è diventato una leggenda tra anni Settanta e Ottanta, diabetico di tipo 1 dal 1972, anche lui con oltre 600 presenze. Due nomi che dicono una cosa semplice: si poteva arrivare in alto anche quando gli strumenti erano molto meno evoluti di oggi.
La tecnologia che ha aiutato

Qui c'è un pezzo di onestà da mettere sul tavolo. Tra il calcio di Danny McGrain negli anni Settanta e quello di Jordan Morris oggi è cambiato tantissimo, e non solo nel gioco. Ai tempi di Mabbutt e McGrain la gestione passava dal pungidito e dalle iniezioni, con molte meno informazioni in tempo reale. Oggi un giocatore come Morris può scendere in campo con un sensore che mostra la glicemia in continuo e un microinfusore: vede la tendenza, capisce se sta salendo o scendendo, e può reagire prima.
✅ La tecnologia non ha cambiato il talento di questi atleti, ma ha reso più gestibile il diabete durante uno sforzo intenso come una partita. È una bella notizia per chiunque convive con il tipo 1, professionista o no.
Attenzione però a non leggere la cosa al contrario: il sensore e il microinfusore sono strumenti, non bacchette magiche. Servono comunque conoscenza, attenzione e un percorso costruito nel tempo. Vedere un campione tranquillo in campo con il sensore sul braccio non significa che lo sport intenso col diabete sia automatico per tutti.
⚠️ Attenzione: durante l'attività fisica la glicemia può muoversi in fretta e in modo diverso da persona a persona. Le strategie che usano i professionisti sono cucite su di loro insieme ai medici, non vanno improvvisate né imitate.
Il messaggio che mi porto a casa

Non sto dicendo che chiunque con il diabete di tipo 1 diventerà un calciatore professionista: quello dipende da mille cose, come per tutti. Sto dicendo un'altra cosa, più importante: il diabete, da solo, non è il motivo per cui smettere di sognare. Nacho si è sentito dire che era finita a 12 anni e ha alzato la Champions. Borja non ha lasciato che il diabete spegnesse i suoi sogni. Mabbutt e McGrain hanno superato le 600 presenze in un calcio molto più duro e meno tecnologico.
Quello che li accomuna non è la fortuna, è il fatto di aver gestito tutto con metodo, con costanza e con un team medico al fianco. Lo sport fa bene, anche e soprattutto a chi ha il diabete, ma il come è sempre personale. Se ti viene voglia di muoverti di più dopo aver letto queste storie, è un'ottima notizia: il passo successivo non è copiare la tabella di un campione, è parlarne con il tuo diabetologo e costruire la tua, di strada.
In sintesi
✅ Diversi calciatori con diabete di tipo 1 dichiarato (Nacho Fernández, Borja Mayoral, Jordan Morris, Jake O'Brien, e gli storici Gary Mabbutt e Danny McGrain) sono arrivati ai massimi livelli. Il diabete non ha spento i loro sogni. La tecnologia (sensore e microinfusore) ha reso più gestibile lo sforzo in campo, ma le strategie di ognuno restano personali e costruite con il team medico. Lo sport fa bene a chi convive con il tipo 1: il modo giusto di praticarlo va sempre concordato col proprio medico.
Fonti
- UEFA.com, Nacho e il diabete: https://www.uefa.com/uefachampionsleague/news/0237-0e9663774d0f-24e4e8d8cb4a-1000--madrid-s-nacho-on-diabetes-i-was-told-my-footballing-days/
- Goal.com, Borja Mayoral e il diabete: https://www.goal.com/it/notizie/borja-mayoral-diabete/1kcj1b74w0jbz1muyvg748l2pu
- Sky Sports, Jake O'Brien (Everton): https://www.skysports.com/football/video/30998/13470396/evertons-jake-o-brien-opens-up-on-playing-premier-league-football-with-type-1-diabetes
- Beyond Type 1, Jordan Morris: https://beyondtype1.org/jordan-morris-and-his-professional-soccer-career-with-type-1-diabetes/
- PFA, Gary Mabbutt: https://www.thepfa.com/news/2019/6/13/diabetes-awareness-week-gary-mabbutt
Nota importante: sono Fabio Denuzzo, convivo con il diabete di tipo 1 ma non sono un medico. Questo articolo ha solo finalità informative e di testimonianza: non sostituisce il parere del medico. Le strategie di gestione di sport, insulina e alimentazione sono personali e vanno definite insieme al proprio diabetologo o team diabetologico.